Conoscevo già Giuliana Argenio attraverso i suoi racconti nel suo blog. Ho avuto la curiosità di leggere Vento Rosso e da quando l’ho avuto tra le mani mi ha trasmesso un’emozione particolare… importante. Forse perchè ho la passione della scrittura e di conseguenza una grande passione per i libri da sempre. Ancor prima di imparare a leggere sfogliavo i libri cercando di capire che cosa vi fosse scritto; era per me un mondo magico che desideravo tantissimo scoprire. Un libro è un’occasione meravigliosa per viaggiare attraverso l’anima dello scrittore.. Quasi tutti i libri che ho letto hanno lasciato una traccia importante dentro di me. Non può esserci scrittura, per me, senza lettura. Dalla passione per la lettura è nata la mia ricerca nella scrittura, il tentativo di misurarmi in prima persona con la narrazione. Vento Rosso mi ha regalato emozioni profonde..è stato come vivere quelle dei personaggi in prima persona. Mauro,un uomo in apparenza freddo e distaccato ma capace di proteggere a suo modo la donna che ama…l’unica che abbia amato. Emma, che trova la sua forza in quella che il mondo chiama “fragilità”…L’Amore! Un libro che vale la pena di leggere,un libro che non resterà dimenticato su di uno scaffale tra gli altri libri. Un libro che lascia l’emozione sulla pelle perché in quelle pagine Giuliana ha scolpito la sua anima.
Premesso che queste poche righe non vogliono neanche somigliare ad una recensione; non ne avrei né la capacità né la preparazione. Ho letto con avidità il bel romanzo di Giuliana Argento.
"Vento Rosso" è la prima pubblicazione di Giuliana Argenio.
"I sentimenti, quelli veri, potenti come la forza del vento, autentici,
trasparenti quanto l´acqua, non riesci a sradicarli se li hai piantati
nel cuore alla faccia di tutte le ragioni e la razionalità di questa
terra". In queste poche semplici parole c´è tutta la forza del Vento
Rosso di Giuliana Argenio; vento rosso che, travestito da terrorista ed
idolatra di Mauro Gruber, spazza ogni argine di perbenismo benpensante,
di ipocrisia borghese, di fittizie certezze da salotto bon ton. Non è
una lettura facile: ti colpisce subito come un pugno nello stomaco, ben
assestato con precisione chirurgica. Ho odiato subito Mauro Gruber, il
protagonista di se stesso; ho odiato con tutto me stesso le sue
assenze, il suo irritante disprezzo per tutto quanto sa di
convenzionale, sentimenti in primis, salvo poi a gozzovigliare nell´
abisso dei suoi vizi convenzionali con la "C" (alcool, fumo, stravizi,
disordine mentale, domestico e metafisico). Ma ho odiato profondamente
anche le "sue" donne: a cominciare da Barbara, cifra snob ed
insignificante ("Barbara è una donna come tutte le altre"); per
proseguire con Sonia, e non certo perché fosse stata la sua prima
puttana, ma perché completamente privata dell´anima (come un Mida del
degrado tutto ciò che tocca Mauro Gruber finisce pietrificato nel
nulla); per non parlare di mogli inesistenti, e di paranoiche
"concubine" come Fiamma, la quale si offre vittima sacrificale
travolgendo il fuggitivo Mauro; lei donna infelice ed ossessiva fino
alle midolla, incapace come Mauro di qualsiasi riscatto interiore.
Mauro prova, questo sì, a riscattare un `68 che si è conficcato nel
cuore dei protagonisti come una scimitarra arrugginita (formidabili i
fallimenti di quegli anni!). Ci prova scagliando da perfetto assente
valanghe di libri abbandonati nella memoria, in faccia ad un´
esterrefatta Emma (lascio apposta la protagonista femminile per ultima
in questo scritto); ci prova brandendo il poeta fingitore di Pessoa
come una spada nella roccia; ci prova fuggendo da se stesso e dalle
proprie responsabilità come dalla polizia politica (è patetico anche
come ex terrorista mancato); ci prova assumendo un´improbabile identità
sudamericana che lo condurrà a precipitare in un dirupo con una
grottesca mano sotto il costato e l´altra sulla fronte. E´ questa la
metafora fin troppo evidente dell´atroce ed inesorabile fallimento
della rivoluzione studentesca, che Giuliana Argenio riesce a conficcare
senza alcuna pietà nelle patetiche rimozioni della nostra memoria
perduta. E lo fa con una straordinaria catapulta di immagini, di
metafore, di non sense, di colori, di suoni, di silenzi, di strade
sofferenti, nello sfondo di una Caracas delirante, scolpita senza pietà
nelle luci vivide delle notti insonni sudamericane; usando le figure
retoriche come un giocoliere usa le arance in un vorticoso gioco di
sembianze in mezzo alla platea del circo equestre; e di quelle arance
non ne cade mai una. Emma, ecco, Emma tenta il riscatto, ci prova con
tutte le sue forze, usando le tracce ed i bagliori inconsistenti di una
timida luna, usando la magia di un bosco da favola, dove si rifugia
tentando inutilmente di arrestare il tempo ( "e ti scopri a frugare in
vetrine di morte, quando il sabato sera la tenerezza rimane senza
compagnia"- Leo Ferré). E qui, proprio nelle ultime pagine di questo
inesorabile ed implacabile palinsesto alla Kubrick, popolato di
fantasmi alla Margarethe Von Trotta, è qui che l´Argenio ci sorprende e
ci mozza il fiato con un colpo di scena finale straordinario: il
linguaggio, da crudo ed estenuante, quale si snoda implacabile in tutta
la trama del romanzo, si fa improvvisamente tenero e sublime: Campo le
Rose, "i rumori ovattati del lago, il volo silente dei gabbiani sul
pelo dell´acqua, il lento andare intorno, erano intrisi di un tempo
mai perduto". Eccolo finalmente il riscatto, un riscatto
disperatamente cercato e voluto dai protagonisti, un riscatto emerso
come Venere dalle acque dal fondo degli abissi nel quale Giuliana ci
aveva fatto lentamente precipitare senza che noi ce ne rendessimo
conto. Il riscatto non era, non poteva essere quello degli improbabili
protagonisti, il riscatto è nelle profondità dell´anima di Giuliana, il
riscatto si fa poesia del dolore nelle ultime pagine di questa
straordinaria odissea dei sentimenti e della ragione, i quali con
accanimento e sommo pudore ci portano alla catarsi: la parabola
delirante e procellosa della nostra esistenza s´immerge nella fonte
miracolosa dell´amore suo malgrado, perenne e purissima metafora,
nostalgia struggente ed eterna del miracolo della vita. Eccolo il
"miracolo" conclusivo di Vento Rosso: un Dio necessario, anzi
indispensabile, malgrado l´acclarato ateismo della Argenio. Quando ho
chiuso il libro sulle splendide chiose finali di Barbara Marin, ho
pianto tutto il mio silenzio.-
Il poeta è un fingitore?(Fernando Pessoa)
Vento Rosso è un nome di battaglia, è un’idea che corre lungo l’intero il romanzo, anzi è l’Idea, quella per la quale tutti siamo disposti a sacrificare una parte della nostra esistenza. Ma la vita è sempre in agguato e quello che un tempo ci sembrava di importanza vitale, con gli anni, con il passare del tempo, non lo sarà più. D’un tratto ci si accorge che la nostra Idea non riusciamo più a collocarla in uno spazio ben definito, semplicemente perché non ha più senso.
Ma poi, all’improvviso, può capitare che un incontro cambi ogni cosa.
Quando non riconosciamo più il mondo che ci circonda, quando tutto intorno a noi crolla miseramente ed iniziamo a disperdere la nostra vita, dando il via a quel processo inarrestabile di autodistruzione, che ci fa dimenticare la strada e noi stessi, ecco che un lampo, un guizzo improvviso, ci fa cambiare prospettiva. Così il vento muta direzione e ci riporta su strade abbandonate, ci suggerisce le nostre potenzialità, ci costringe a darci un’altra possibilità, per amore, per qualcuno che ha il potere di riportarci in vita, per un’emozione che credevamo ormai scomparsa per sempre. Tutto il vuoto precedente diviene battito e respiro.
Il poeta è un fingitore. Questa frase permea il libro e sta alla base del rapporto tra i due protagonisti e sarà anche decisiva per l’epilogo della vicenda.
Mauro Gruber scrive poesie, ha un passato pesante da gestire, è un uomo che ha perso la speranza e dunque che si condanna all’annientamento di se stesso, fino al momento in cui avviene la sua presa di coscienza. Il poeta è un fingitore è un’affermazione che gli spalanca una possibilità, la visione di una vita “altra”, che gli spetta di diritto. Il poeta prende consapevolezza della menzogna in cui stava vivendo e decide di cambiare il suo stato e di sorridere ad una felicità ormai sconosciuta, di prendere per mano la verità e lasciare che il vento impetuoso spazzi via tutte le macerie.
«Quale libertà può esserci se restiamo prigionieri di noi stessi, se ci neghiamo l’esistenza mentale?»
Libertà è proprio smettere di fingere con se stessi, decidere di fare chiarezza nella propria vita, di riportare l’ordine dentro e fuori di sé. Ma il destino non conosce distrazioni e i tempi non siamo noi a deciderli e in un solo istante tutto può tornare nell’indistinto, perché non è possibile cambiare ciò che è già stato predisposto, per questo una delle poche cose vere della vita è proprio l’inganno, l’unica condizione che riusciamo a mantenere, perché artificiosa, non soggetta alle variabili del caso. E viviamo così bene nelle nostre menzogne che non ci accorgiamo nemmeno di quando esse finiscono per coincidere con la realtà.
I personaggi agiscono in un palcoscenico che li accoglie e li respinge, trascinati dal vento, dagli strati della vita che si accumulano, accomunati da una disperante solitudine che li condanna a vagare in eterno, alla ricerca di un’altra anima simile alla loro, in un percorso circolare che finirà laddove era iniziato.
«L’unica, immediata certezza, Emma la scorse guardando dalla finestra.
VINCENZO ROCCIOLO (09-03-2008)Vento Rosso di Giuliana Argenio
Recensione di Gian Paolo Marcolongo
Seguendo le indicazioni di una carissima amica ho comprato e letto “Vento Rosso” di Giuliana Argenio
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arianna nicosia (07-03-2008) |

sabato, 23 febbraio 2008, ore 09:10
CONSIGLIO DI LETTURA
Ho iniziato a leggere di libro di Giuliana un pò per curiosità nei suoi confronti un pò per il suo modo di parlarmi/scrivermi anche quando siamo in chat. C'è sempre un misto di prosa e poesia in lei... anche quando fa la Siora Gina Candè.
Io immagino che in questo libro ci sia tanto di lei, del suo reale, e questo fa si che mi sia più complicato dare un parere; perchè un "giudizio" su un libro o un autore lo posso dare, ma su una persona che conosci almeno un pò, è più complicato. C'è sempre la paura di ferire un'anima più che un autore. Infatti avevo deciso che ne avrei parlato solo se il libro mi fosse piaciuto...
ve ne sto parlando...
Ci sono autori che col tempo imparano a scrivere con finezza, sfruttando al meglio tutte le qualità stilistiche, ma poi perdono la meraviglia della trasmissione pulsante della parola. Giuliana
scrive di pancia, e le emozioni, le pulsioni di una vita vissuta P R E P O T E N T E M E N T E in prima persona le senti tutte.
O forse dovrei dire Emma (la protagonista della storia)... ma sinceramente faccio fatica a non vedere Emma in Giuliana e Giuliana in Emma.
Emma ha il coraggio di vivere le passioni che la vita le propone e si ritrova ad affrontare le altalene che le passioni stesse portano. È un animo inquieto quello di Emma sempre alla ricerca di emozioni, ...perchè le emozioni arrivano se noi siamo nella predisposizione d'animo per accoglierle.
Ho provato a tracciarne la trama, per raccontarvi meglio questo libro, ma mi sembrava di impoverirne il senso. Il punto di forza sono le emozioni che mi ha regalato, e regalerà a chiunque lo legga: c'è passione e c'è tormento. La passione, quella che lei vive per i pochi uomini che la sanno prendere di testa e poi il tormento per la figlia e la cocaina...
Poi Mauro entra nella sua vita. Un uomo, un poeta che vive nell'altalena fra poesia e alcool, col lui vive forti pulsioni... ma anche l'azione e sullo sfondo la politica... e alcuni attentati nei quali si è inserito essendo un'attivista negli anni di piombo, ora ricercato dalla Digos.
E poi c'è la solitudine ...quella profonda... quella dell'anima
"...la donna nella sua infinita stoltezza, sogna un uomo che le ama anche l'anima, che la desidera per l'unicità del suo essere. Nella propria infinita stolta ingenuità s'illude del dopo, inesistente, che nessuno gli caverà più l'emozione che ha provato con lei"
"il poeta è un fingitore...?"
"È strano come a volte ti manchi una persona che non vedi da appena pochi giorni. Altre anche se non le rivedi più per il resto della tua esistenza, non scalfiscono di un millimetro la tua anima."
"...io ti voglio bene per come ti ho visto io e, non c'è nessuno al mondo che può vedere coi miei occhi"
Un accenno lo devo anche ai meravigliosi intermezzi di poesia di Tiberio Crivellaro
.
Daniela Morgagni
Recensione su IBS
5/5
Quotidiano “
Cultura e Spettacolo. SCAFFALE![cop_ventorosso[1]](http://files.splinder.com/eb7a743f01a8df0e014691e4963d1837.jpeg)
Amore Pericoloso tra fughe e Digos
In "Vento Rosso",(Il Filo euro15), amore,coraggio, cuore, i pensieri e la forza sono determinanti ingredienti per Giuliana Argenio, che alla sua prima esperienza di scrittrice è stata promossa a pieni voti. Il tema di questo romanzo passionale ha come soggetto un burrascoso Mauro Gruber, attivista di pochi scrupoli durante gli anni di piombo, ma che tutt'ora, solitario, compie ancora attentati. Tuttavia Emma lo ama senza riserve pur sapendo di rischiare una relazione con un uomo dissoluto, dedito all'alcol, al gioco e costantemente in fuga perchè braccato dalla Digos. E' un racconto coraggioso, vivace nei continui colpi di scena realmente vissuti (l'autrice svela che il suo protagonista, con nome e identità diverse, esiste e vive tutt'ora nell'opulento nord-est). Con maestria, l'autrice gioca a cambiare continuamente la scena utilizzando varie e significative comparse, non annoiando mai il lettore. Una scrittura fluida, carlottiana e di facile lettura anche se a volte impegna l'attenzione per l'uso di versi poetici che hanno il pregio di aprire grossi varchi per comprendere alcuni passaggi altrimenti dissolubili nel coercimento di una scrittura, a tratti, profonda. L'abbraccio e la morsa fatale di un'altra donna (ex amante di Mauro) giocheranno sul destino di Mauro ed Emma:il finale è inaspettato.
Tiberio Crivellaro
Vento Rosso è un viaggio attraverso la coscienza e la scoperta di dolorose verità, raddolcite da un linguaggio ricco di figure retoriche rubate al testo poetico, che degrada, a tratti, anche in un lieve umorismo, o in colorite battute, tipiche dell’espressione parlata. È un romanzo seducente, che ci lascia avvinghiati alle storie di anime sbriciolate dal loro passato e alla costante ricerca di una stabilità interiore, di una felicità che esse non raggiungono, se non per brevi attimi. Emma, in fuga dal consumismo materialistico che assegna agli individui ruoli fittizi in un mondo artefatto, mostra un’incredibile forza e una notevole determinazione di fronte al precipitare degli eventi. Marco, attratto dalla sua inconsueta capacità di accorciare i sentieri che conducono ad una comunicazione profonda, si sente da lei accettato, pur non riuscendo ad accettare se stesso. Tormentato da dissociazioni mentali, lotta con le proprie differenti personalità e contro un governo incapace di coronare i suoi ideali politici. Rosso è il vento delle rivolte politiche, rosso è il vento di una personalità violenta, che abbandonerà Marco esclusivamente quando sarà la vita ad abbandonarlo. Alcool, fumo e poesia accompagnano sempre la sua vita e le sue lotte al pari delle contrastanti personalità di cui non riesce a liberarsi. Durante un breve periodo, l’affetto e la stima per Emma gli fanno vestire i panni di una normalità, che ben presto dimentica. Marco combatte per la libertà collettiva contro un governo ingiusto, prima ancora di aver conquistato la propria libertà interiore. Solo nella sua nuova identità di Francisco si sente veramente in trappola e avverte l’impellente desiderio di cercare una libertà individuale. Emma raggiunge la propria libertà interiore attraverso l’introspezione e il ragionamento, e scoprirà se stessa a costo di grandi perdite e rinunce. Un ruolo di primo piano, nel romanzo, ha la funzione della poesia, che concede alle emozioni di sopravvivere oltre la morte.
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